04/01/2010

Un salutino veloce...

Tutto questo per dire che abbandonato myblog e passato velocemente ma con scarsi risultati su facebook, ora questo blog è definitivamente spostato su tumblr all'indirizzo:

http://chedeterminatastoria.tumblr.com/

Dai, fateci un salto e lasciatemi un commento! Ciao a tutti!!!

18:56 Scritto da: ex_mex | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

20/01/2009

Sufficienza



Di sufficienza non ce ne sarà mai abbastanza. Basta splendidismo... è ora di sufficienza!!!
Ti chiedo di uscire una vita e mi dai buca... non ti cago e mi cerchi... solo una risposta: sufficienza!
Lei: "Allora quando mi guarisco usciamo a fare un aperitivo?" Io: "Dai quando ti guarisci ne parliamo."
That's stayla: sufficienza!!!
Lei: "Dai vengo a ballare con voi poi mi riporti a casa, vero?" Io: "Guarda non lo so, se ero da solo ok, ma ho in macchina anche gli altri... vieni e vediamo!"
That's non pensare di essere la più figa: sufficienza!!!

Proverbio giapponese: Chi non cerca, trova.

Eppoi diciamocelo: basta correre dietro alla gente!!! Ho troppi libri interessanti da finire di leggere sulla libreria per perdere tempo dietro alle sciacquette di turno... e nel frattempo: sufficienza!!! Ahahahahah!!!

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p.s. L'Innominabile Runaway non sa chi sia Marquez... leggerselo un librino ogni tanto? No, vero? Bah...

11/01/2009

Bah...



Che amore, scrivermi una lettera nella quale si augura si possa restare amici! Amici, amici, amici. Cerco dei superamicissimi, come dice Cretinini. Bah... Superamici come i supereroi o superamici come io e la Nana Puzzolente che in quanto a fughe improvvise la eguaglia? Che poi a dire il vero neppure una lettera, ma un messaggio su facebook. Bah... Come le foto della vacanza. Io le stampo e le spedisco, e rifletto pure su quale significato possa avere scrivervi o meno una lettera di accompagnamento, e lei le pubblica su internet. Come il compleanno dell'anno scorso con la Nana Puzzolente. Lei un paio di scarpe, io una giornata che avesse la dimensione di un sogno. Giornata ovviamente saltata perché la sorpresa di pranzare assieme in riva al mare non poteva convivere con l'urgenza di accompagnare il padre dal gommista. Così la palla da gonfiare con la frase di Gibran non è rimasta che un cadeaux privo di collocazione, forse ora disperso nella sua stanza di eterna quindicenne. Io "se le nostre mani si toccheranno in un altro sogno, costruiremo un'altra torre nel cielo", lei un paio di Converse verdi di una misura più grande, scambiate con un costume rosso Billabong. Bah...
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10/01/2009

Tempo, tempo, tempo...



"Cry to me, now;
You gonna cry to me, yeah!
You're gonna walk back through the heartaches;
You're gonna walk back through the pain;
Shed those lonely teardrops:
The reaction of your cheating game."

Sono in eclisse, come la luna, come la copertina di The Dub Side Of The Moon.
Nelle canzoni di Bob si trovano tante risposte, e questo l'ho sempre saputo. Adoro Bob Marley e credo sia stato un grande personaggio, nonostante, o forse grazie al fatto che, tradisse la moglie e credesse in un dio palesemente fittizio. Io non credo in dio, non ho nessuno da tradire, sono stonato e non so suonare la chitarra. Però spingo play su iTunes e mi sento meglio ascoltando Bob, come faccio da quando non avevo ancora quindici anni. È passato un po' di tempo, ma non è cambiato nulla. Ho ancora l'ansia della prima volta, ascolto ancora Bob, sogno ancora più in alto di quanto spesso posso permettermi, e credo che da qualche parte ci sia un po' di quiete ed un po' di gioia.

Questa sera esco a bere qualcosa con la Stèps. Era un tot che non si usciva. Le devo dare il libro del Piccolo Principe in svedese per la sua collezione e dobbiamo parlare un po'. Lei esce con Jonny Dorelli mentre io fuggo il bar.
Mentre tutto procede velocemente ed in maniera casuale ed insensata, inizio a sentirmi come Florentino Ariza nel romanzo di Gabriel Garcia Marquez.
È passato molto tempo e sono passate molte emozioni da quando abbiamo fatto l'amore in una chiesa ed il giorno dopo abbiamo percorso quasi trenta chilometri a piedi per andare verso Santo Domingo, o Belorado, non ricordo.

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08/01/2009

Aureliano Irse - parte 5 di 5


Il corpo di lei era rovente la sera sotto le lenzuola. Nell’albergo di periferia faceva la doccia prima e dopo l’amore. Lui giocava con i suoi capelli lunghi ed immaginava di diventare bianco tra quegli stessi capelli, di contarle le rughe attorno agli occhi quando sarebbero stati vecchi, di baciarle i seni fino a consumarli, di leggere un libro accanto a lei e raccontarle tutto della propria vita, di coglierne ogni piccola sfumatura della voce mentre parlava del fratello galeotto, del padre anziano, della amica sposata con i figli, dei fiori sul davanzale e del ristorante vicino a casa dove una volta aveva assaggiato un vino italiano del quale non ricordava il nome.
Il ritorno in Cile vide la sofferenza di entrambi riaffacciarsi alla rovina, oppure la morte riaffacciarsi al dolore della perdita, della scomparsa, del lutto. Lei partì. Lui pianse. Lei pianse. Si pensarono. Lui volle raggiungerla. Lei rifiutò. Lui pianse. Lei organizzò la propria vita. Lui si sentì solo, abbandonato, umiliato, sfruttato, usato, gettato. Lei gli propose una vacanza. Lui rifiutò. Lei pianse. Lui pianse. Poi cadde il silenzio.

Aureliano Irse non aveva pregato neppure per il funerale della madre quattro anni prima, quando entrò nella cattedrale di Despedida con le lacrime agli occhi. L’unica cosa che chiese a Dio fu di non perderla.

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07/01/2009

Letargo affettivo (Super Quark Click' aka Mex Da Seta Angela)



Leggo su Wikipedia la definizione di letargo. "Il letargo è un comportamento caratteristico di alcuni mammiferi e rettili che durante la stagione fredda riducono le proprie funzioni vitali e rimangono in stato di quiescenza. Durante questo periodo si nutrono di riserve di grasso immagazzinate durante i mesi autunnali. Fra gli animali che vanno in letargo ricordiamo gli orsi, i procioni, i gliridi, i pipistrelli, le tartarughe di terra del genere Testudo ed altri rettili."
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Paiura! Sto entrando in un letargo affettivo! Tiriamo le somme:
1) È freddo, ed anzi vengo dal gelo, termico e relazionale, di Stoccolma.
2) Sono in uno stato di piena quiescenza affettiva, non mi muovo, non vengo smosso. Non mi cercano, non cerco nulla. Sono un baco da seta, una formica da seta, anzi, chiamatemi Da Seta Mex.
3) Dalla fine del Cammino di Santiago sono ingrassato fino quasi a riprendere due dei quattro chili persi. Sono un educatore obeso che si trascina nel suo grasso come una foca, con la differenza che almeno la foca riesce a far roteare una palla sul naso.
4) Se non fossi una formichina, sarei un procione.
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E poiché voglio incrementare le visite in maniera subdola, avendo sempre parlato di animali, con un po' di cinismo metto la foto di una strafigona in posa per una campagna animalista... dai... lo fanno tutti i telegiornali, non posso farlo io?
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Generalizzism'



Ha ragione Dan nel dire che quando andremo da lui a New York dovremo andare con la mentalità di Sean Pauli e non certo con la mia. Ha ragione Dan nel dire che le ragazze della sua città bisogna scoparsele e poi non aspettarsi nulla. Ha ragione Dan nel dire che sono egoiste e superficiali. Dan studia italiano e sogna di venire a vivere in Italia con una ragazza italiana. Il suo italiano è spesso incomprensibile ma può migliorare.
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Che strana sensazione... finire la vacanza e vedere che nulla è cambiato... una ragazza a oltre quattrocento chilometri, il primo bacio del duemilaenove a tempo record di mezzanotte e un quarto, mi dice di essere cotta di me e di voler far di tutto per rivedermi. Sono passato in pochi mesi da persone di dieci anni più grandi di me a persone di dieci anni più piccole, più o meno, ed in mezzo altrettante coetanee. La cosa divertente è che, alla fine, di fronte all'amore ed alle relazioni, se si mettesse l'età in una busta chiusa come nei telequiz, non si noterebbe quasi nessuna differenza tra chi non ha esperienza e chi ne ha anche troppa! Forse ci rivedremo, chissà, ma tanta distanza e tanta differenza di età mi mettono subito in guardia. L'ho detto: io non sogno più.
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Ho passato il week end in casa a cazzeggiare su Faccialibro e guardare film comici, invece di provarci con chi mi piace o andare in giro a cercare di conoscere ragazze, e probabilmente è stato il miglior week end possibile. Tipo "il migliore dei mondi possibili", ma io non sono Leibnitz ed il massimo su cui posso filosofare é che tutte le mie ex nel tempo di un mese dalla fine del nostro rapporto si sono rifidanzate con persone con le quali tutt'ora passeggiano per il corso. O loro sono "le più a caccia di uno qualsiasi possibili", o io sono "il più insignificante ragazzo con cui stare possibile."
Mentre io vivo tutto questo, e così chiudiamo il cerchio, Sean Pauli scopa a coniglio con tedesche nell'ostello, a prova che ha ragione Dan nel dire che quando andremo da lui a New York dovremo andare con la mentalità di Sean Pauli e non certo con la mia.
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05/01/2009

Aureliano Irse - parte 4 di 5


Aureliano Irse si incamminò a piedi alla volta di Bajodaz. Passò Fuente de los Barros, Arraiola, Alvito, Ruz. Alla fontana della piazza di Puente de Montellano incontrò la bella cilena Aleta Encarnacion Acantilado, in viaggio d’affari per trattare sull’acquisto di forniture per la vinicoltura per la ditta familiare. Era convinta che il Cile fosse il luogo più bello del mondo, che nulla valesse il panorama che vedeva dalla propria stanza ogni mattina, che tutto si potesse decidere e guidare nella vita a partire dalle proprie capacità e dalla propria volontà. Aureliano Ires vide una lacrima cadere lungo la propria guancia, fermata dalla barba lunga. La lacrima fu di entrambi, lui non fece altro che accettarne l’esistenza ed esprimerla anche per lei. Nonostante la melanconia di lui ed il cuore freddo di donna indipendente di lei, nel tempo di pochi passi, dei gelati alla mandorla, del dolore alle gambe mitigato dai denti grandi di Aurliano Ires e dal taglio degli occhi di Aleta Encarnacion Acantilado, scoprirono entrambi il piacere delle unghie sul petto, delle labra sui seni e dei sospiri nel silenzio della notte. Lui guardò il suo cuore prendere il volo, accontentandosi solo delle labbra e delle mani di lei. Tutto si fece piccolo, il tempo veloce, lo spazio intimo. Aureliano Ires si stupì che il proprio cuore potesse ancora contenere emozioni tanto grandi. La morte che portava nel cuore iniziò velocemente a scivolare via. Aleta Encarnacion Acantilado lottò contro i fantasmi del ritorno e dell’addio, sognò di restare, di portare l’amante con sè, sognò di cambiare vita e si spaventò all’idea di abbandonare la consuetudine del proprio distacco emotivo dal mondo dei sentimenti. Pensò alle avventure che viveva in Cile, pensò alla freddezza della propria vita ed a come in questo distacco avesse trovato un equilibrio. Confrontò l’Aleta Encarnacion Acantilado del Cile con la Aleta Encarnacion Acantilado che sapeva amare ed abbandonarsi alla passione. Aureliano Ires le porse un paio d’ali e lei iniziò a volare.

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02/01/2009

Aureliano Irse - parte 3 di 5


Terminata la costruzione della Dimora Perfetta, Aureliano Irse era pronto a entrarvi per la prima volta come uomo di casa. Per l’occasione si tagliò la barba, si spruzzò di Acqua di Parma ed indossò l’abito dei giorni di festa, quello grigio gessato con la stoffa logora. Si recò prima di entrarvi dal fioraio ed acquistò per Nanà Vacìo un mazzo di fiori d’arancio, quindi dal fornaio del pane caldo. Si incamminò per il viale che portava verso la magione della futura consorte. Arrivato dinnanzi alla soglia di casa, trovò solo un biglietto alla sua attenzione. Aperto, apprese che colei che amava, con un eccessivo uso della parola amore all’interno di ogni frase, lo informava che non era pronta ad entrare nella nuova dimora, né lo era ad organizzare il matrimonio. Mentre Aureliano Irse leggeva il biglietto, Nanà Vacìo era già a bordo della nave che la avrebbe condotta a Plaga del Mar. Percorrendo la fuga dalla propria dignità, incontrò Macario Minucia, cui si concesse la prima sera nel nome di quell’edonismo dietro il quale mascherava la propria fragilità. Aureliano Irse pianse a lungo ripensando ai diciannove anni passati, e quasi consumò gli occhi di lacrime ed immagini, arrivando poi a decidere che a nulla sarebbe valso disperarsi, e che la cosa migliore, o forse l’unica, che potesse a quel punto fare era morire d’alcol e malinconia nel bar dell’amico Alejandro Jauria. Quasì arrivò a picchiare l’amico quando questi gli rifiutò il proprio destino, non concedendogli di continuare a bere quando già un occhio restava chiuso, e la voce era confusa, e la sedia ed il tavolino una stampella. In quello stato, cercando di fare con l’alcol al proprio corpo quello che Nanà Vacìo aveva fatto al suo cuore, incontrò per la prima volta la sensibilità di Virginia Cepillo, cameriera anch’essa appena uscita da una lunga e travagliata storia d’amore. Lei si sedette accanto a lui e fu come ballassero un tango. Si guardarono senza dirsi una sola parola. Poi lei prese un fiore d’arancio dagli alberi in giardino e lo porse a lui. Lui guardò i suoi occhi scuri, le sopracciglia grosse e spettinate, i denti piccoli. Due sere dopo si abbracciarono e nell’intimità di un letto troppo grande per Virginia Cepillo, fecero l’amore, sospesi tra la paura, l’indecisione, la speranza ed un nuovo senso di morte. Virginia Cepillo chiese ad Aureliano Irse di vivere con lei. Glielo chiese subito. Aureliano si spaventò e fuggì via, lasciando nella casa di lei la bottiglia di Mazuelo ancora chiusa. Circolata in paese la notizia che la Dimora Perfetta sarebbe rimasta disabitata ancora a lungo, già i ragazzi e le ragazze raccontavano ai fratelli ed alle sorelle più piccole la storia come fosse una leggenda popolare, Ana Rubeo si riaffacciò improvvisa ed inaspettata nella vita di Aureliano Irse. Fu tuttavia uno scroscio d’acqua nel caldo estivo, con lei che cercava di farsi prendere dal corpo di Aureliano Irse, che a sua volta rifiutava di concedersi a lei per via di una situazione che avvertiva come artificiosa e troppo forzata. All’ennesimo rifiuto, offesa dal fatto di non poter averlo ancora per sé, Ana Rubeo pianse e cercò di colpirlo con una bottiglia vuota, poi con una pietra, poi con una parola, ma lui non si scompose e si allontanò con la stessa morte nel cuore della quale si nutriva da diversi mesi e, lo capì solo ora, della quale si era nutrito sin dall’infanzia. Del resto fu facile lasciare la ragazza, prosperosa e dai capelli rossi, anche grazie al fatto che un letto ben più caldo lo attendeva nella capanna sul mare di Anita Palomilla. Era una donna che lavorava con lui nel Manicomio de Santa Catarina, con i capelli neri e corti, il seno abbondante, la voce sensuale e quindici anni in più. Aureliano Irse non avrebbe mai più fatto l’amore come con lei quelle notti. Fu tuttavia una storia dolorosa e difficile. Ad Anita Palomilla interessava solo, vista l’età avanzata e la mancanza di un uomo, procreare al più presto un figlio maschio, cui dare il nome di Iago. Anita Palomilla seppe godere in ogni punto nel quale fu toccata, sfiorata, massaggiata, baciata, leccata, morsa, percossa da Aureliano Ires, che a sua volta lasciava che i seni di lei avvolgessero tutto il suo corpo come un bozzolo, e prendendole i fianchi tra le mani, lasciò spesso che il proprio pene lasciasse esplodere la propria passione in onore di ogni parte del corpo di Anita Palomilla. Fu così che lui rimase legato a lei, sensuale ed intelligente, fino a quando questa decise di abitare con lui la Dimora Perfetta, la cui entrata era ancora chiusa da assi di legno. Lui rifiutò e lei corse tra le braccia di Macario Bobito, cercando un figlio da quest’ultimo, per poi incendiare parte della Dimora Perfetta con una bottiglia di benzina ed uno sguardo di indifferenza, per poi legare Aureliano Irse in una stanza d’albergo per tre giorni, chiedendone l’amore, il seme e l’attenzione, mentre entrambi piangevano ed il silenzio dei loro cuori era interrotto solo dai rumori del traffico che venivano dall’esterno, per poi cercare di morire di solitudine, senza riuscirvi, perchè troppo grandi erano i cuori e le orecchie di entrambi, e troppo sensuali i loro corpi perchè non si riallacciassero un’ultima volta, come sempre avevano fatto, in un abbraccio di sesso, amore e malinconia.

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30/12/2008

Aureliano Irse - parte 2 di 5


Fu un grande sognatore ed un tenero amante, cosa che tuttavia non gli impedì in quei diciannove anni di lasciare il proprio cuore ed il proprio sudore in altri letti. Rufina Hielo aveva i lineamenti duri che contrastavano con lo sguardo sognante che incorniciava gli occhi azzurri. Si baciarono per la seconda ed ultima volta della loro vita la sera della festa in spiaggia del paese di Bahìa Blasa. La prima volta accadde nel letto di un amica comune, dove avevano dormito in cinque abbracciati. Era appena passata la festa del paese, la Madonna ricoperta d’oro, fiori e banconote era stata portata in spalla per le vie del centro. Al termine della cerimonia tutti si ubriacarono e ci fu chi cedette all’amore dimenticando il pudore entro le mura domestiche, dove attendeva, in alcuni casi, il marito o la moglie. La seconda volta accadde alla Fiesta del Verano in paese, mentre Nanà Vacìo ballava in mezzo alla folla dei paesani. Un bacio veloce ricordò ad Aureliano Irse e Rufina Hielo il corpo dell’amante, solo un ricordo dalla sera della processione, la lingua tagliente di lei e le labbra assetate di lui, mentre ordinavano vino tinto ed il cugino di Placido Secundo veniva accoltellato in strada. La loro relazione clandestina ed adultera proseguì il tempo necessario a raccogliere tante conchiglie da ricoprirvi tutte le pareti esterne della Dimora Perfetta. Nella città di Santa Bienvenida incontrò, qualche anno dopo, Rosalba Reina Humo, donna dall’aspetto tanto cupo e serio quanto forte era la sua persona ed onesto il suo modo di camminare. Veniva da zone ricche di miseria, da cui fuggiva talvolta in cerca di sogni, di amore o anche solo di una diversa distesa di case, di tetti, di coppi da ammirare al tramonto. La signorilità del carattere e la grande dignità facevano di lei una donna tanto esclusiva da rendere elegante persino l’accento marcatamente provinciale. Aureliano Irse si innamorò di lei alla follia. I seni piccoli non placarono la sua passione, che anzi fu vivificata dal contegno decoroso di lei, che seppe sciogliersi nella passionalità più struggente che mai avesse trovato in una donna. Un solo gemito di lei era sufficiente a far volare il giovane amante lontano dalla realtà, dove neppure Nanà Vacìo sarebbe stata in grado di arrivare, né in quel momento né mai. La loro dodicesima notte d’amore fu tanto sensuale ed impalpabile che la bella Rosalba Reina Humo, all’apice dell’orgasmo, svanì nell’aria come un profumo, e come un profumo rimase a lungo sul corpo di Aureliano Irse. Passò lunghi anni a chiedersi cosa fosse successo, dubitando, oltre che del ricordo, anche della propria ragione, senza mai trovare risposta.

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